Chi sono

Fino a trent’anni ho lavorato nel campo dell’archeologia: laurea, scavi, ricerche, incarichi in varie regioni d’Italia mi hanno permesso di viaggiare molto e di ampliare il mio bagaglio tecnico e conoscitivo.
Ma a un certo punto questo non mi bastava più: dallo studio delle ceramiche preistoriche il mio percorso si è evoluto verso diverse direzioni: ho capito che per crescere, come persona e come creativa, dovevo trovare un linguaggio che fosse più inerente alla mia voglia di comunicare ed esprimermi.
E di qui l’incontro con un materiale duttile e dalle infinite possibilità quale la stoffa, sempre conosciuta, sempre amata fin dall’infanzia ma solo a questo punto riscoperta come dimensione espressiva intima e personale.
Stoffa soprattutto “vissuta” che conserva in sé una qualche storia e un qualche passato.
Stoffa recuperata da vecchie lenzuola macchiate dal tempo del baule di una nonna, tinta, ritinta, ritagliata e quindi rimontata e cucita.
Stoffa di abiti smessi, passati di moda, abbandonati.
Fodera di gonne che nessuno vuole più indossare, destinate al macero.
Bottoni, fibbie, borchie, perle che hanno perso lo smalto.
Da tutto questo materiale escono i cieli, le nuvole, i campi di grano appena spuntato a primavera, le distese di girasoli estivi o i campi arati autunnali, i cieli al tramonto e i mari in tempesta.
In esso trasferisco le mie gioie di giorni dorati dal sole o i miei dolori di grigie serate dense di pioggia ed esso risponde permettendomi di ottenere effetti e disegni surreali e unici, arabeschi imprevedibili e venature fantasiose.






Progetto: il pannellino con l'albero di Natale
Tingere la stoffa