Un po’ di storia…
La storia del patchwork nel suo significato più profondo di cucire pezzi di stoffa diversa insieme è vecchia come l’uomo: la necessità di riutilizzare avanzi di vestiti per crearne dei nuovi era probabilmente istintiva in un mondo dove tessere e filare comportavano fatiche fisiche notevoli e dove il concetto di riciclaggio era molto sentito.
Risalgono al 700 a.C. delle coperte e dei paramenti per cavalli con applicazioni in feltro ritrovate in Anatolia a Gordion, capitale dei Frigi.
Le bandiere e i vessilli delle armate o dei paesi erano realizzati cucendo insieme dei pezzi di stoffa.
Nel mondo anglosassone questo riutilizzo di stoffe e tessuti si è poi evoluto e bene evidenziato nella creazione dei quilt: vere e proprie coperte con funzione pratica precisa e necessaria.
Anche in Italia questa tecnica era conosciuta: precedente al 1477 è un cuscino ritrovato in una tomba di un vescovo a Firenze (Museo dell’Impruneta).
A Genova fin dal XVI secolo (anche se fonti settecentesche lo fanno risalire all’epoca romana) è testimoniato un tipo di patchwork chiamato “ricamo a riporto” realizzato con tessuti ritagliati secondo disegni preorganizzati e bordati da cordoncini d’oro: era utilizzato per ornare arredi sacri e per arredare con cuscini, portiere (tende foderate da appendere davanti alle porte per riparare dalle correnti d’aria) e mantovane le case patrizie, a testimonianza della ricchezza e del fasto dei ricchi mercanti e banchieri genovesi.
Agli inizi del ‘900 Fortunato Delpero, artista futurista molto duttile e
versatile, realizzò dei quadri in stoffa da lui chiamati tarsie di stoffa, oltre ad abiti e gilet: rivendicano il termine di artistico anche per creazioni tessili non tessute direttamente né ricamate ma realizzate accostando e cucendo insieme pezzi di tessuti.
















Tecnica: le basi del Patchwork - 2
Progetto: Collana di stoffa
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